Un’antica civiltà nel presente

Intervista alla curatrice Alessia Fassone
Dipartimento Collezione e Ricerca del Museo Egizio di Torino

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Il Museo racchiude tesori dal passato, ma è esso stesso un tesoro della contemporaneità: chiunque visiti Torino non può perderselo. In che modo l’antico Egitto ha influenzato e influenza la moderna Torino?

L’Egitto è in realtà presente a Torino fin dall’epoca dei Romani, o meglio, il culto di una delle sue dee più note, Iside, sappiamo essere diffuso in tutto l’impero e anche nei territori della nostra città. A partire da questo, fin dal Cinquecento si favoleggiò di mitiche origini isiache della città di Torino e questo ha portato a una vera e propria passione per la civiltà dei Faraoni tra Settecento e Ottocento. Avere in città il Museo Egizio è stato di ispirazione per tanti monumenti (civili e funerari) ornati di obelischi, piramidi e sfingi, e per molti intellettuali torinesi. Gli studi egittologici richiamano presso il museo e l’università molti studenti, scienziati e ricercatori che tengono viva questa tradizione di studi e l’amore per questa civiltà.

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Che cosa vuol dire e come possiamo fare nostra l’eredità ricevuta da un passato così lontano?

Lo studio del passato, sia esso orientale o classico, è il fondamento della nostra cultura e della capacità umana di fare tesoro delle esperienze degli antichi. Senza memoria storica non esiste conoscenza del presente né possibilità di immaginare il futuro. Semplicemente, ogni ciclo di vita umana dovrebbe ogni volta ricostruire da capo la propria autocoscienza e una memoria collettiva, utili per evolvere. Per tale motivo, lo studio della storia dovrebbe accompagnare in modo critico i nostri studenti in tutto il loro percorso formativo.

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L’antico Egitto, come altre civiltà del passato, ci ha consegnato moltissime storie, racconti con cui si cercava di spiegare il mondo. Noi, che oggi abbiamo altri strumenti per rispondere alle stesse domande, perché dovremmo continuare a custodire e tramandare queste storie?

La mitologia ci insegna non tanto a conoscere il mondo quale è, cosa che stiamo tuttora indagando perché ne ignoriamo larga parte, ma come vedevano il mondo coloro che ci hanno preceduti. Questa espressione (per noi) religiosa o fantasiosa altro non era che la filosofia e la psicologia dei nostri antenati. Sorprendentemente, talora ci accorgiamo di quanto, in nuce, avessero intuito la complessità dell’universo e dei suoi fenomeni naturali, di come profonda e imperscrutabile fossero la vita e la psiche umane, di quanto le azioni di tutti gli esseri viventi fossero interdipendenti.

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L’antico Egitto nasconde moltissimi misteri, alcuni dei quali probabilmente non sarà mai possibile svelare del tutto. Perché vale la pena continuare a interrogarlo?

La civiltà egiziana ci ha lasciato numerosissime testimonianze scritte, che ci parlano di quasi ogni aspetto della vita quotidiana, delle tecnologie e delle credenze religiose. L’archeologia ci ha permesso anche di verificare buona parte delle informazioni provenienti dai testi scritti, perciò risulta una cultura meno misteriosa rispetto a tante altre (pensiamo a quella etrusca o a quelle precolombiane). Certamente, rimangono delle zone più oscure alla nostra conoscenza, specialmente per quanto riguarda il dominio della religione, che, per sua natura, mantiene in tutte le civiltà antiche un certo grado di inconoscibilità, dovuta sia a un linguaggio “tecnico” sia a una mentalità religiosa talora lontana dalla nostra sensibilità.

L’indagine di quanto ci resta ignoto è il motore della ricerca e del progresso del pensiero, che apre all’uomo nuove prospettive di analisi del presente.

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Paragonati a noi, c’è qualcosa in cui gli antichi Egizi ci somigliano tantissimo?

Noi assomigliamo agli antichi molto più di quanto si pensi solitamente. Per esempio, un sistema statale burocratizzato e strutturato come quello dell’antico Egitto risulta molto moderno e simile alle società attuali.

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Oggi noi, figli di una modernità che mette l’uomo al centro, sentiamo la necessità di riparare lo strappo esistente tra noi e l’ambiente naturale. Gli antichi egizi, osservatori attenti e rispettosi della natura e del mondo animale, potrebbero darci qualche suggerimento?

Potremmo certamente recuperare l’idea che il buon andamento dei fenomeni naturali sia condizionato da un equilibrio tra le forze cosmiche, tutte parti di un meccanismo “ecologico”. Uomini, animali, piante e ogni forma di essere vivente erano coinvolti in un sistema di interazione e di complementarietà. Si pensava che il mancato mantenimento di tale bilanciamento fosse l’origine del caos e delle sue conseguenze.

Il Museo Egizio di Torino è il più antico museo, a livello mondiale, interamente dedicato alla civiltà egizia ed è considerato, per valore e quantità dei reperti, il più importante al mondo dopo quello del Cairo.