Orchestra delle foglie parlanti

Piccolo laboratorio per bambini che meditano in natura

A cura di Tiziano Fratus

Quanto riusciamo a restare in silenzio con noi stessi? E quanto riusciamo a stare seduti, a gambe incrociate, in silenzio, senza pensare a niente? Riusciamo a non pensare a niente? O dobbiamo sempre pensare a chi siamo, a cosa vogliamo, a cosa ci è capitato?

Oziare vuol dire non fare nulla. Perdere tempo. Restare lì a cincischiare, senza motivo. Eppure ci sono persone che impegnano parte della vita a non fare nulla. Non è soltanto ozio, è preghiera, è contemplazione, è meditazione.

Meditare vuol dire fare silenzio, ma non è soltanto restare zitti, o fermi. È aprire la porta di un altro mondo. E non esiste mondo migliore di un bosco per poterlo fare.
Si può meditare per consentire all’ozio di trasformare il nostro far niente, addirittura il nostro non pensare a niente, in qualcosa di molto prezioso. Qualcosa che ci può aiutare a rilassarci, a non prenderci troppo sul serio, a considerare che tutto quel che siamo, tutto quel che pensiamo di noi e tutto quel che gli altri pensano di noi è un’invenzione, una finzione. 
Eppure il semplice gesto di sedersi in un bosco e di fare silenzio in se stessi è tutt’altro che facile e scontato; il meditare è rumoroso e popolato, spesso occasione per litigare con i nostri stessi pensieri, con le nostre paure, le insofferenze, i ricordi.
Seduti nel cuore di un bosco sentiamo il fringuello che modula il proprio canto: vediamo i raggi del sole che passano attraverso le foglie delle piante. Riconosciamo le geometrie…