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A ognuno la sua città

Laboratorio a cura di Gaia Scarpari

Pensiamo spesso a una città come a un unico luogo.

Se non è la nostra, ne attraversiamo le piazze, passeggiamo sotto i suoi portici, visitiamo i suoi palazzi più belli, ci lasciamo incantare dai posti che non conosciamo.

Se camminiamo per la nostra città, invece, quella in cui abitiamo (o meglio dire, in questo caso, quella che abitiamo) non ci comportiamo sempre allo stesso modo. Camminiamo svelti e senza tempo, alziamo solo di tanto in tanto il naso verso l’alto, passiamo per i suoi luoghi distrattamente. 

Perché accade ciò? Succede perché la conosciamo, perché è nostra e ci sembra di viverla un numero infinito di giorni; per questo, possiamo concederci di non ammirarla sempre allo stesso modo. 

Diversi possono essere i rapporti con la città: 

Io, ad esempio, sono cresciuta in un paesino, non molto distante da una città decisamente piccola. Una di quelle che, per attraversarla a piedi, impieghi massimo venticinque minuti. 

“Città” per me voleva dire scuola, amici, libertà e “diventare grandi”. 

Forse perché la città non è stata mia fin da subito. È stato un cambiamento, una nuova fase, qualcosa da affrontare: un luogo da conquistare!

Con il passare del tempo, con l’incontro di una metropoli, città è diventato un luogo ancora più grande: Milano era sinonimo di autonomia, responsabilità, creatività, confronto. 

Ci sono state anche città “pace”, in cui ritrovarsi, fare respiri profondi. Sono loro, quelle che mi hanno sempre fatto venire in mente quel famoso incipit di un libro di Italo Calvino: “Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto.”

Ognuno di noi, se pensa a questa parola, trova nuovi, diversi e personalissimi significati, in relazione al suo vissuto, al passato, al presente o… al futuro.

Nonostante per ognuno di noi “città” rappresenti qualcosa di unico, c’è qualcosa che accomuna tutti i nostri luoghi: qualsiasi sia la città che definiamo “nostra”, dobbiamo sapere che c’è stato un momento in cui essa non era tale (non ancora). 

Quando ci muoviamo in una città, inconsciamente, ne stiamo costruendo una tutta nostra: chiudete gli occhi e immaginate di muovervi per le sue vie come sempre fate. Che percorso costruite? Quali sono i luoghi in cui passate, le vie che percorrete o quelle in cui preferite non addentrarvi?

Quali sono i ricordi belli che affiorano? Ce ne sono di brutti? (non siete costretti a raccontarli!)

E i posti che siete soliti frequentare? La casa di un amico, la vostra scuola, il parco in cui andate a giocare, il bar che fa il vostro latte macchiato preferito. 

Se dietro i vostri passi si dipanasse, per magia, un filo rosso, esso darebbe vita a confini del tutto nuovi: non più confini fisici e geografici, ma personali. 

Il risultato di quell’intrecciarsi del filo, sarebbe la forma della vostra città, una “mappa geografica emozionale”.

Ma una città così non si costruisce in un solo giorno: ci vuole tempo e una buona dose di esplorazione. Trovare i propri punti fissi all’interno di un luogo così vasto ed eterogeneo richiede la volontà di far sì che la città diventi nostra. 

Volontà di appropriazione e riappropriazione, come ci ha insegnato Ugo la Pietra. 

Ogni città è un mondo molto grande, in cui abbiamo bisogno, in quanto esseri umani, di costruirne uno più piccolo: un mondo da sentire più nostro, più adatto a noi, più raccolto. Un mondo di ricordi, di abitudini, di percorsi e persone. 

Oggi diventiamo progettisti di città: per questo non serviranno basi di architettura o ingegneria. Non useremo grandi fogli di carta, compassi, righe o righelli (vi avverto: è vietato pensare in scala!).

Servirà solo una buona dose di immaginazione e qualche materiale, facilmente reperibile dal vostro cartolaio di fiducia (chissà se anche lui sarà presente sulla vostra mappa!).

Confini Nuovi

Nel video “Riappropriazione della città”, Ugo la Pietra crea diverse mappe, partendo da diversi punti di vista e punti di riferimento.

Tutto questo concorre a creare una moltitudine di mappe, l’una diversa dall’altra.

Provate anche voi a creare le vostre, iniziando scegliendo quelli che sono i temi che più preferite. 

Eccone alcuni esempi: 

  1. I luoghi della città che mi piacciono
  2. I luoghi che non mi piacciono
  3. I percorsi che faccio spesso
  4. I posti in cui non sono ancora stato
  5. I luoghi che mi annoiano o quelli in cui mi diverto
  6. I posti con i ricordi più belli
  7. I luoghi a cui sono affezionato
  8. I posti in cui vado da solo
  9. I posti in cui vado in compagnia

Cosa occorre?

  • Una mappa della vostra città
  • Dei fogli di acetato
  • Indelebili
  • Adesivi
  • Scotch colorati e tutto ciò che si può appiccicare, incollare o che lasci un segno (anche le cose più banali, come lo smalto per le unghie o la scolorina\cancellina\bianchetto, possono servire!).

Tenendo la mappa reale della vostra città sotto il foglio di acetato, procedete lavorando per strati: un passo alla volta, una tematica dopo l’altra, segnate i vostri luoghi sul foglio trasparente. 

Ogni foglio di acetato sarà dedicato ad una tematica, in cui segnerete tutti i luoghi ad essa dedicati. Se ve ne dimenticherete qualcuno, non preoccupatevi: potete sempre aggiornare la vostra mappa di volta in volta, anche in futuro, dopo aver scoperto qualcosa di nuovo!

Ricordate sempre che, per ogni tematica, dovrete utilizzare un diverso simbolo, modo o colore per segnare i luoghi: così facendo, una volta che i fogli verranno sovrapposti, sarà facile riconoscerli!

Sovrapponendo gli acetati l’uno sull’altro, avrete non solo una mappa del tutto personale rispetto ai normali confini, ma anche un piccolo archivio di tutti i luoghi speciali che danno questa forma alla vostra città.

Ponetevi ora e insieme alcune domande: 

Che forma hanno le città create rispetto a quella delle cartine geografiche?
E se tra compagni si confrontano le mappe, quanto queste risultano diverse? Perché, secondo voi? 

Città Microcosmo

Spazio fisico e spazio personale sono spesso molto diversi!

Un luogo riconosciuto dalla maggior parte degli individui, a cui viene attribuito un nome e un significato, può trovare la sua declinazione anche nel nostro piccolo quotidiano.

Provate a pensare a quello che per noi è “lo stadio”: per qualcuno di Milano potrà essere San Siro, per chi è di Roma, beh, lo Stadio della Roma, e così via.

Se restringessimo il campo, focalizzandoci sulla nostra personale esperienza, che forma assumerebbe per noi questo luogo?

Potrebbe essere il parco dove si gioca a pallone? Il campo da calcio dove la domenica il papà vi porta alla partita? O una piazza d’estate piena di urla di bambini che giocano?

Mille di questi posti possono avere una duplice anima: una cattedrale può essere Notre Dame, ma anche una casa sull’albero.

Confrontate i luoghi della città con i vostri luoghi personali: prendete una macchina fotografica, un cellulare, e scattate loro delle foto, o se avete voglia di usare pastelli e pennarelli, disegnate!

Come cambiano?
Sono in qualche modo connessi?


Ciao! 
Sono Gaia, studio editoria e sono cresciuta a pane e libri illustrati.
Il mio hobby preferito è “accumulare libri”, e giuro che prima o poi riuscirò a leggerli tutti. Realizzo le illustrazioni per FarFarFare perché mi piace creare nuovi mondi tenendo una matita in mano. 

Per saperne di più su di me: 
Foto e pensieri sparsi (e anche molti libri): IG @gaiashoe
Alcune mie illustrazioni: https://www.behance.net/gascarpari
Se vuoi scrivermi: gascarpari@icloud.com