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Ciao! Questa è FarFarFare, la newsletter che ogni mese sceglie un tema e di settimana in settimana lo esplora attraverso laboratori, attività e tanti materiali che potrai usare a tuo piacimento. 

Basta un soffio

Bibliografia a cura di Spine Bookstore

Componendo con il poeta dell’aria

Articolo a cura di Chicca Gagliardo

Un big bang zitto zitto

Podcast a cura di Danilo Faravelli letto da Costanza Faravelli

e un po’ di cose curiose che abbiamo selezionato su internet!

«È facile come respirare» è un modo di dire che rassicura in merito alla realizzazione dell’impresa che si sta per intraprendere. Bastano quelle quattro parole per convincerci del fatto che ciò che affronteremo non richiederà alcuno sforzo, né riserverà ostacoli o imprevisti. Tutto filerà liscio, con tanta naturalezza da passare inosservato: sarà quasi impossibile anche solo rendersi conto che qualcosa stia accadendo. Proprio come quando respiriamo e l’aria raggiunge e abbandona i nostri polmoni con un ritmo tanto regolare quanto impercettibile.

Nel corso di tutta una vita, noi umani trascorriamo senza respirare un numero di istanti che potrebbero contarsi sulle dita di una mano: tratteniamo il fiato per qualche secondo così da far passare il singhiozzo che ci perseguita; facciamo scorta d’aria con una decisa e consapevole boccata che, sott’acqua, ci permetta di resistere in apnea; restiamo momentaneamente senza fiato di fronte a paesaggi o gesti meravigliosi, ma in questo caso l’assenza del via vai di aria tra noi e l’ambiente circostante è forse più una metafora che un evento reale.

In questi episodi di volontaria e provvisoria interruzione del nostro respiro, diventiamo improvvisamente consapevoli dell’aria che, facendosi strada nel nostro corpo, attraversa naso e bocca, gonfia il torace e muove la pancia. Solo decidendo di porre fine, anche se per poco, a un consolidato automatismo e di ribattere alla spontaneità che ci porterebbe a inspirare ed espirare senza sosta, respirare passa dall’essere una trascurabile attività sullo sfondo all’offrirsi come il principale oggetto del nostro stupore. Ed è allora che ci possiamo domandare se sia davvero così facile come si crede

Respirare è naturale, certo. Eppure, c’è modo e modo di farlo e, a dirla tutta, pare che la maggior parte non ne sia poi così capace: chi concede all’aria di potersi spingersi abbastanza a fondo? Chi le consente di rimbalzare su un diaframma tanto gentile da ritrarsi e così sicuro da gonfiarsi al momento giusto? Sembra che anche respirare richieda un forte allenamento, e non dobbiamo credere al sonno, che ci illude di non averne bisogno.

Non dovremmo dimenticare, inoltre, che ogni volta che respiriamo apriamo le porte a un elemento che, se da un lato diventa parte di noi, dall’altro rimane un estraneo, scalpita e non vede l’ora di uscire: l’aria non resiste ad abitare dentro di noi troppo a lungo e quando finalmente ritrova la sua amata libertà, non è più aria qualunque bensì aria personale, che svela emozioni e scandisce pensieri. Sotto forma di parola o di respiro, l’aria si presenta nella noia di uno sbuffo, nello scherzo di un soffio o nel sogno di un sospiro; dà corpo alle parole, facendole tremare, lasciando che si perdano in un sussurro o riempiendole tanto da renderle capaci di raggiungere destinatari lontanissimi; se, facendo capolino, non si sente pronta ad abbandonare la sua casa umana, l’aria si ritrae e spezza la frase che aveva iniziato ad animare; particolarmente affezionata al corpo che la ospita, chiede di essere inspirata più a fondo insieme a tutti i profumi che ha intorno.

Il respiro è un’abitudine facile di cui è difficile accorgersi; è un esercizio timido, che non osa imporsi. È aria che assaggia la vita e se ne colora, vi sprofonda e, una volta sfiorata, la porta con sé: sapremo ascoltare il mondo che cela?

Basta un soffio

bibliografia a cura di Spine Bookstore

Quando leggiamo, l’aria sembra volerlo fare con noi: un soffio basta a separare due pagine incollate, il vento agita la carta e si lamenta della nostra distrazione. Ama leggere di sé, trasformando il libro in uno specchio. Proprio come noi.

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Laboratorio

Componendo con il poeta dell’aria

laboratorio a cura di Chicca Gagliardo

«C’è un libro sull’orlo del cornicione. Il vento lo apre, le pagine girano,
ed ecco un altro soffio e un altro e un altro. La voce del Poeta dell’aria
come una brezza esce dalle pagine e girando nell’aria crea una trama
dentro la trama. Invitando ognuno al volo poetico».

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Un big bang zitto zitto

Podcast a cura di Danilo Faravelli – letto da Costanza Faravelli 

Qual è il rapporto tra l’aria e la musica? Aria è una parola di casa tra le righe di un pentagramma. Allo stesso tempo, grazie a essa, la musica si propaga e si rende udibile. Prosegue l’esplorazione – da leggere e da ascoltare – che spazia tra aria e musica…

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  La musica si propaga attraverso l’aria, ma alcuni strumenti, in particolare, non potrebbero esistere senza l’aiuto del nostro respiro. Il flauto è uno di questi e forse, in una delle sue tante declinazioni, è tra gli strumenti più noti… Ma che cosa sappiamo davvero di esso?

Ciascuno di noi respira grazie ai propri polmoni, ma, nel farlo, fa propria per qualche tempo l’aria libera che appartiene a tutti. Perché respirare è anche questo: un passaggio e una connessione tra ciò che è dentro di noi e l’atmosfera, ovvero l’ambiente, che ci circonda.

Il respiro cattura l’aria e la trasforma. Come? Le possibilità sono infinite e dipendono dalla via d’uscita che l’aria sceglie di percorrere per tornare all’aperto: voci, gemiti, declamazioni… ma, nel caso di particolari esperimenti, anche colori!