Scorze da sfogliare

Bibliografia a cura della libreria NOI

Un libro, diversamente da un’arancia, solitamente non si sbuccia. Però si apre, si sfoglia, si gusta e se ne odora il profumo, e questo basta ad avvicinarlo e paragonarlo alla scorza tipica di un frutto.

Come questa, un libro racchiude qualcosa di prezioso, che custodisce assumendone e determinandone la forma. Come la scorza, porta i segni di un vissuto e di una storia. Come la scorza, il libro lascia immaginare il mondo che si cela e prende vita dentro e oltre se stesso.

NELLO SPAZIO DI UNO SGUARDO
di Tom Haugomat (Terre di Mezzo)
la scorza come limite da valicare, per cambiare prospettiva

Un silent book di una poesia sconvolgente che narra la vita di Rodney, immaginandone anche il futuro. Ogni tappa-attimo-evento che scandisce lo scorrere del tempo è raffigurato con una doppia immagine: quella incorniciata dallo sguardo di Rodney e l’immagine neutra del momento, raffigurato da lontano.

Il lettore è così portato a un continuo spostamento di prospettive, a una ginnastica di percezioni, un balletto tra dentro e fuori, tra vicino e lontano, tra soggettivo e oggettivo. Il protagonista in ogni tavola si spinge al di là, punta con lo sguardo a un altrove, che, in qualche modo, alla fine del libro raggiungerà. Non per niente, infatti, il titolo originale è proprio “A’ travers”, attraverso.

APRI QUESTO PICCOLO LIBRO
di Suzy Lee e Jesse Klausmeier (Corraini)
la scorza come involucro

Un libro nel libro nel libro nel libro. Il progetto grafico e il lavoro di cartotecnica di questo libro-matrioska esplicita la staffetta narrativa tipica delle “cumulative tale”. In questo caso l’involucro è al servizio dell’esperienza del lettore.

IL LIBRO SBILENCO
di Peter Newell (Orecchio Acerbo)
la scorza come contenitore che è già contenuto

Libro-oggetto per antonomasia, questo volume rivoluzionario pubblicato per la prima volta nel 1910 utilizza il formato romboidale delle pagine come pretesto intorno a cui costruire tutta la narrazione: una carrozzina che sfugge al controllo della tata, scivolando, pagina per pagina, e travolgendo uno alla volta, in questa discesa rocambolesca, diversi personaggi. Il taglio della carta e il suo essere obliquo assume un carattere spaziale diventando il piano inclinato su cui corrono le lettere così come i personaggi della storia.

LE VITE DI ADA
di Gaia Formenti, Marco Piccarreda, Sarah Mazzetti (Topipittori) 
la scorza come memoria

Parole e immagini, in completa simbiosi, articolano la storia di un’identità che attraversa, uno alla volta, sette “corpi”, da quello di un mammut, a quello di una pietra, passando per quello di un fico e facendo capolino, alla fine, nel corpo di una bambina di nome Ada. Metamorfosi dopo metamorfosi, rinascita dopo rinascita, Ada si forma e si completa tenendo traccia, in qualche modo, delle vite precedenti: “la sua pelle è liscia come la buccia di un fico, il suo cuore caldo come quello di un mammut, lo scheletro duro come una pietra…”.

CHEESE di Zuzu (Coconino)
la scorza come difesa

In questo fortunato esordio Zuzu si racconta e racconta il suo difficile rapporto con il corpo e l’anoressia. Nel raccontare un’amicizia tra tre ragazzi e il loro tentativo di combattere la noia e la monotonia di un’estate in provincia, l’autrice costruisce il suo codice e la sua riconoscibilissima cifra. Il suo personaggio è disegnato con un enorme naso che predomina su tutte le altre parti del viso: il naso, per l’autrice, è l’emblema di un complesso superato.

“Ora adoro i nasi, ancora più degli occhi, è con il naso che si entra nel mondo”.


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