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Intervista a Chiara Valerio a cura di Pietro Corraini

Che cosa c’entra la matematica con la politica? Uno sguardo più attento di quello che il luoghi comuni ci suggeriscono vedrebbe che le due discipline hanno moltissimi punti in comune. L’intervista a Chiara Valerio, autrice di La matematica è politica, ci porta ad aguzzare la vista.

In La matematica è politica affermi, già nelle primissime pagine, che non esiste una verità. Scrivi queste parole in riferimento alla matematica, che spesso è invece vista come una disciplina fatta di verità assolute e universali, luogo in cui è legittimo cedere al principio d’autorità. Non credi che questa visione, che contrasta con il tuo punto di vista, sia quella più diffusa in ambito scolastico?

Io ho sempre avuto un ottimo rapporto con la scuola: mi è sempre piaciuto andarci. Alle elementari avevo un maestro che nel corso dei quattro anni (io mi unii alla mia classe in seconda, perché avevo fatto la primina) ci ha insegnato essenzialmente le quattro operazioni e la geometria solida, decisamente più pratica rispetto alla geometria piana. La mia non era una scuola steineriana o montessoriana, ma una normalissima scuola statale di provincia in un paese del basso Lazio e il mio maestro, il maestro Nicola, sicuramente non era laureato: semplicemente, per insegnarci la matematica, ci faceva giocare con i solidi e ci mostrava le relazioni tra i numeri. Questo è stato il mio primo incontro con la matematica, che ho conosciuto come qualcosa con cui fosse possibile giocare e non come una montagna da scalare. Ricordo che nelle ore di matematica facevamo continuamente plastici: sviluppavamo il cubo, il parallelepipedo, i prismi. Il nostro paese non vantava costruzioni architettoniche particolari e le casette che potevi vederv…