Più manifesto di così…

Intervista a Teresa Sdralevich

Spesso che pensiamo rimane nascosto o al sicuro nella nostra mente. Non sempre abbiamo il coraggio di esprimere le nostre opinioni e il nostro punto di vista. Quando accade, però, le parole fanno capolino dalla nostra bocca, prendendo in prestito un filo o un fiume di voce: la speranza, il desiderio e la necessità di farsi sentire sono troppo forti per essere frenati.
A volte i pensieri non si accontentano di farsi sentire. A volte preferiscono vie del tutto diverse da quelle udibili. Così, senza paura, si fanno vedere: si mostrano in superficie e diventano manifesti.
Teresa Sdralevich, autrice di Poster Power! ci racconta cosa accade come e quando un pensiero diventa visibile.


La tua carriera da grafica e illustratrice è stata preceduta da una laurea in scienze politiche e sembrerebbe che questa formazione non abbia mai abbandonato la tua ricerca successiva nelle arti visive. Perché è così importante dare un corpo forte e ben visibile a messaggi di carattere sociale e civile che altrimenti rischierebbero di rimanere “sotto la superficie” del tran tran quotidiano?

Ho sempre considerato la laurea un lungo errore di percorso, ma effettivamente mi sono trovata spesso, per scelta o meno, ad affrontare temi per i quali ero forse più preparata rispetto alle persone con un iter più classico.
La comunicazione, a tutti i livelli, dovrebbe essere chiara e sobria – esattamente come la sua forma grafica, sono due facce della stessa medaglia. A volte ricevo mail di carattere burocratico dall’Italia e non capisco niente, eppure ho studiato: pensando a chi non è andato all’Università, ritengo sia un abuso di potere. 
Osservo che i messaggi di carattere sociale e politico, più che restare “sotto la superficie”, restano inespressi, non formulati, e per questo invisibili. Mi ha colpito il commento di una persona su Instagram, che ha scritto che il mio libro Poster Power! fa scaturire «idee che non pensavo di avere». Questa è esattamente la frase che uso parlando dei miei laboratori: i partecipanti (che siano bambini e bambine o adulti) danno una forma grafica alle idee sociali e politiche che non pensavano di avere.


Perché è importante rivolgersi fin da subito alle bambine e ai bambini?
Ci sono strumenti che vorresti condividere con insegnanti ed educatori per poter creare un ambiente in cui le bambine e i bambini sentano di avere il potere di esprimere la propria opinione e far sentire la propria voce?

Il processo per creare un poster secondo me contiene molti di questi strumenti; al di là di questa specifica, bellissima palestra che è il manifesto, incoraggerei insegnanti ed educatori a mostrare immagini forti e sintetiche, non narrative, che veicolano un messaggio chiaro ma non univoco. Senza dimenticare l’aspetto tipografico, le lettere ci circondano in tutte le forme eppure non le guardiamo mai attentamente: conoscerle ci offre molte chiavi magiche.


Nell’introduzione al libro Poster Power! si legge che un poster può essere molte cose: uno strumento per gli inserzionisti, un mezzo di propaganda o una chiamata alle armi. Per convincere o provocare, però, un poster deve soprattutto comunicare.
In occasione dei tuoi tanti laboratori, che cosa hanno comunicato le tante bambine e bambini che hai incontrato? Quali sono le principali urgenze che hanno manifestato?

In molti casi sono io a scegliere il tema, per esempio il lavoro, il potere, la giornata senza acquisti… Osservo che bambine e bambini hanno le idee molto chiare: mi colpisce sempre come capiscano immediatamente che il loro messaggio deve andare oltre la loro esperienza personale. Quando il tema è aperto e mi limito a fornire loro un metodo e gli strumenti, vedo che c’è molta attenzione per l’ecologia, l’ingiustizia della guerra e la necessità della pace, il rispetto degli altri, la libertà di essere e amare come e chi si vuole. Peccato che il parlamento italiano non sia esattamete sulla stessa lunghezza d’onda…

Teresa Sdralevich è grafica, autrice e stampatrice. Vive e lavora a Bruxelles da dove manda disegni e progetti in tutta Europa; in Italia ha collaborato con varie case editrici (Salani, Feltrinelli, Fabbri, La Grande Illusion, Minibombo) e con testate come Internazionale, Jesus, Donna Moderna e Abitare. Tiene regolarmente workshop in scuole, accademie, musei e perfino per strada: da Londra a Sarajevo, da Port-au-Prince a Urbino, trasmette a bambini, studenti e adulti la sua passione per la grafica e la stampa.