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Portare alla luce

a cura di Giorgio Cellini

Percorrendo le strade dell’arte alla ricerca del tema della nascita, ci si accorge che questa tematica emerge in ogni dove. L’artista ha il potere di far nascere e generare ogni volta qualcosa di molto speciale, l’opera d’arte. Ogni opera dunque può parlarci di nascita.

Provando a compiere un percorso nell’arte contemporanea che possa suggerire prospettive e domande inerenti a questo tema, ho deciso di raccogliere alcuni dei miei libri, ma essendo molto tardi e molto buio intorno a me ho dovuto prima accendere la luce e…Eureka! Questa azione di accensione ha illuminato concretamente e simbolicamente la mia ricerca: nascere è venire alla luce. Per parlare di nascita in arte utilizzerò l’elemento Luce. 

La luce è stata soggetto e oggetto degli artisti antichi, moderni e contemporanei poiché  possiede molteplici potenzialità a livello simbolico e pratico.

La luce può “definire”, pensiamo all’etimologia della parola fotografia – dal greco disegnare con la luce, può costruire spazi attraverso la progettazione architettonica e, grazie alla luce, emergono i colori che tingono e sfumano ciò che ci circonda. Ma quello che qui ci interessa della luce è la sua singolare capacità di fare emergere mondi e visioni possibili proprio come fa l’artista attraverso le sue opere. Infatti, la luce nell’opera d’arte offre la capacità di portare fuori dal buio dell’invisibile, dell’inimmaginabile e dell’indicibile.

Addentrandosi nella scoperta di alcune opere d’arte contemporanee si scoprono i diversi volti della luce. C’è chi utilizza le candele come richiamo archetipico del fuoco e chi costruisce una sole gigante che illumina le stanze del museo. Chi gioca con i fulmini, facendoli cadere nelle sconfinate pianure americane e chi utilizza fuochi d’artificio. C’è chi utilizza neon per scrivere frasi e aforismi e chi per dar forma a enigmatiche tautologie. C’è persino chi ha fatto costruire un faro in mezzo alle disabitate terre d’Islanda. Insomma, ce n’è per tutti i gusti!

Andiamo ora a vedere ricerche e opere di due artisti che, dagli anni ’90, hanno fatto emergere prospettive e visioni, della nascita come evento individuale e collettivo.

Alberto Garutti (1948) è un artista italiano con una formazione d’architetto che lavora tra istituzioni pubbliche e commissioni privati. Dagli anni ‘90, che videro l’avvento di internet ed emergenze geopolitiche come la Guerra del Golfo, Garutti cominciò a interrogarsi sul ruolo dell’arte e dell’artista. Arrivò alla conclusione che, come i grandi maestri del Rinascimento, l’artista contemporaneo lavora sempre per un committente e per un pubblico che fruisce delle opere. Le opere devono dunque essere rivolte verso il committente e verso il contesto. Da quel momento in poi le opere di Alberto saranno opere pubbliche nate da grandi chiacchierate con la comunità in cui queste verranno installate e, per essere meglio comprese, le opere saranno accompagnate da didascalie in grado di spiegare non tanto l’opera quanto l’operazione.

Ai nati oggi è un’opera d’arte pubblica esposta più volte in diverse città del mondo. L’opera è composta da un dispositivo collegato tra il reparto di maternità di un ospedale cittadino e gli usuali dispositivi per l’illuminazione pubblica, come quelli su di un ponte o in una piazza. L’ultima esposizione di Ai nati oggi è stata lo scorso anno Piazza del Popolo a Roma. Una grande didascalia installata sul selciato sotto forma di targa spiegava l’operazione: «I lampioni di questa piazza sono collegati con il reparto maternità del Policlinico Agostino Gemelli e ogni volta che la luce pulserà vorrà dire che è nato un bambino. Quest’opera è dedicata a lui e ai nati oggi in questa città». Mentre al Policlinico un’altra targa riportava: «In questo momento qualcuno guardando le luci in Piazza del Popolo saprà che è nato un bambino».

L’opera di Alberto funziona come un potente dispositivo in grado di mettere in dialogo la sfera privata e la sfera pubblica, l’esistenza individuale e l’esistenza collettiva. Il flash emesso dai lampioni in piazza trasforma la coccarda appesa alla porta di casa in stella cometa e la trasportano dal pianerottolo a un cielo condiviso da una collettività. Ai nati oggi si propone di tessere legami, aggiornare, costruire o ricostruire la comunità in cui viene inserita. 

Il pubblico a cui quest’opera è dedicata non si relazione solo passivamente con l’opera, guardandola. L’opera invece dev’essere attivata: sono infatti i nuovi nati ad attivarla idealmente e sono quanti lavorano nel reparto di maternità dell’ospedale a renderla attiva concretamente. Infine, saranno i passanti che, guardando le luci pulsare e pensando all’avvento di una nuova vita, concluderanno l’opera.

Dedicare un pensiero ad una vita nascente diventa sotto l’azione di Ai nati oggi un gesto politico che ci rende consapevoli del nostro agire e dell’eredità che questo comporta all’interno di un sistema condiviso. Non di meno, al nuovo nato viene presentato e proposto un ruolo attivo, come possibile promotore, portatore di cambiamento. Un’opera di speranza rivolta a prossimo futuro e che guarda, con fiducia, alle prossime generazione e ad un tempo a venire.

Proposta di laboratorio a cura dei Ludosofici

Perché non accogliere questo messaggio e incarnare anche nella propria vita quotidiana questo gesto politico proposto da Garruti? Si potrebbe, invitando gli stessi bambini, ogni qualvolta si vede un fiocco su un portone, che segnala la nascita di un bambino o di una bambina, a dedicare loro un pensiero, scrivergli/le una lettera (anche solo nel pensiero di benvenuto o un messaggio di istruzioni di come funziona questo nostro mondo un po’ strano… Un atto anche solo ideale e metaforico che però ha il potere di ricordarci della nostra responsabilità civile nei confronti del futuro…


Philippe Parreno (1964), artista francese di origine algerina, è forse uno degli artisti contemporanei che ha ottenuto maggior riconoscimento dal pubblico e dalla critica. I suoi lavori sono delle installazioni che si sviluppano in tutto lo spazio della mostra e, spesso, la mostra diventa essa stessa un’unica grande opera. La sua ricerca è rivolta ai caratteri, ontologici e fenomenologici, dell’opera d’arte e della mostra. Indagando queste categorie Philippe si focalizza sull’arte come spazio espressivo dell’individuo e della collettività. 

Con l’utilizzo delle tecnologie più avanzate e avvalendosi di un team di ricercatori e specialisti, Philippe ha realizzato opere come Marilyn (2012), in cui una macchina riproduce la scrittura dell’attrice in un video opera, oppure come No Ghost Just A Shell  video in cui AnnLee, personaggio manga/opera, descrive se stessa, la sua storia il suo statuto di opera, essere umano e alieno al tempo stesso.

Nel 1993, in occasione di una sua mostra presso Villa Arson a Nizza, Philippe ha deciso di realizzare un’opera davvero particolare: delle piccole lucciole artificiali installate nel giardino della villa/ museo. Proprio come le vere lucciole, il loro bagliore era visibile solo dopo la scomparsa della luce, cioè di sera o di notte, a museo chiuso.

L’interesse per questo animale cominciò quando Philippe lesse un articolo di Pier Paolo Pasolini nel quale denunciava la loro scomparsa, attribuita all’impronta dell’uomo sull’ambiente, e la rendeva simbolo dell’erosione culturale e immaginativa che stava attraversando l’Europa. Philippe, inoltre, rimase stupito dalla singolare capacità di questi animali di comunicare attraverso ad un bagliore luminoso. E con questi due elementi diede vita ad questo lavoro.

Proprio come al loro stato naturale, le lucciole in mostra erano pressoché invisibili, la loro esistenza rappresentava una promessa misteriosa di ri-nascita a cui lo spettatore era chiamato a credere. L’operazione di Philippe promuoveva una fiducia nei confronti dell’artista e dell’opera e allo stesso tempo gettava lo spettatore in uno stato di rassegnazione e impotenza nel non poter verificare l’esistenza dell’opera. Le lucciole meccaniche sembrano proporre una nuova nascita grazie all’arte e alla tecnica. Ma da altra parte l’essere incerto e artificioso delle lucciole sembra mostrarci un futuro ormai consegnato e ineluttabile. 

Le lucciole di Parreno ci aiutano a mettere in luce il nostro presente, anni dopo le dichiarazioni di Pasolini, e a proiettarci nel nostro futuro. Quest’opera, come ogni nascita, rimanda ad una dimensione mai del tutto svelata, chiedendo implicitamente un atto di fiducia e partecipazione a chi l’attende e a chi l’immagina.

Proposta di laboratorio a cura dei Ludosofici

Ecco che siamo chiamati, ancora una volta, ad un esercizio di allenamento dell’immaginazione. Perché allora non chiudere questo anno strano, lasciandoci prendere per mano dalla nostra astrofisica del cuore, Margherita Hack, e provando a fare un gioco antico quanto l’umanità? 

Guardiamo il cielo e colleghiamo quei puntini luminosi tra di loro, inventando nuovi esseri, animali, mostri ed esseri fantastici e, se questa prima parte del gioco, ci è piaciuta, proviamo con questi personaggi a inventare nuove cosmogonie per raccontare questo presente complesso, ancora tutto da decifrare.


Giorgio Cellini (Torino, 1990)

Sin dai primi anni di vita pratica l’arte a lui contemporanea. Si sposta a Milano per intraprendere la pragmatica dell’effimero e dove continua a sperimentare la quotidianità dell’arte fin quando ne avrà voglia.