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Prendi tempo o
perdi tempo

Cos’è il tempo? Chiudete gli occhi e provate a cercare una definizione… Vi viene in mente qualcosa? Nulla?! Tranquilli! Siete in ottima compagnia! 
Anche un filosofo esperto come Sant’Agostino aveva lo stesso problema, tant’è che nel suo diario scrive che, quando nessuno glielo domandava, sapeva descrivere perfettamente cosa fosse il tempo, ma quando cercava di spiegarlo ad altri, non trovava più le parole adatte.

Sebbene tutti siano convinti che i filosofi non facciano altro che pensare, in realtà spesso si aiutano con strumenti di vario genere. Quindi prima di andare avanti a pensare, fermatevi e procuratevi:

  • un foglio alto circa 10 cm e lungo 1 m;
  • un cartoncino tondo (meglio se colorato) il cui diametro misuri più o meno 30 cm;
  • una matita;
  • un meccanismo funzionante di orologio;
  • taglierino/forbici.

Ora ponetevi queste domande:

Il tempo può sempre essere misurato? 

Beh ovvio, tutti noi possediamo un orologio: sia esso quello del cellulare, quello al polso o quello appeso alla parete, il suo compito consiste nel misurare il tempo e dirci che ore sono.

Perché allora quando facciamo qualcosa di piacevole il tempo sembra scorrere più velocemente, mentre quando siamo annoiati sembra andare molto lentamente? 

È qui che vi voglio: un filosofo francese, Henri Bergson, sostiene che il tempo, oltre a essere misurabile, è anche vissuto e gli strumenti che la scienza mette a nostra disposizione non sono in grado di misurare quest’altro aspetto. 

Cosa significa che il tempo è vissuto?

Significa che noi viviamo il tempo come se fosse un flusso in cui non riusciamo a percepire tutti i singoli istanti. È come se mentre guardiamo un cartone animato pretendessimo di scomporre il movimento in singoli fotogrammi: se ci riuscissimo, avremmo una serie di disegni molto simili che si susseguono, ma non avremmo più il film. Se non ne siete convinti, provate a guardare un filmato al rallenty!

La stessa cosa avviene nel caso del tempo che ognuno di noi vive: non esistono singoli istanti ma un loro continuo fluire e ognuno di noi vivrà questo flusso in modo differente.

Facciamo l’esempio della zolletta di  zucchero che si scioglie in un bicchiere d’acqua.

La fisica calcolerà il tempo che lo zucchero impiegherà a sciogliersi utilizzando il tempo della scienza, quello uguale per tutti. Molto diverso sarà invece il tempo vissuto della mia coscienza, che non terrà conto del tempo misurato dall’orologio ma piuttosto della nostra impazienza o calma nel bere la bevanda: questo sarà il vero tempo per me. 

È un tempo molto particolare perché, mentre aspettiamo, ci ricordiamo di quando l’avevamo già bevuta in passato e ci proiettiamo nel futuro. Se ci era piaciuta, saremo impazienti perché abbiamo fretta di berla di nuovo e per questo il tempo passerà lentamente; se invece ci aveva disgustato, non avremo così fretta di berla di nuovo. 

Proviamo ora a visualizzare il nostro tempo:

  1. prendete il foglio e disegnate la vostra giornata; 
  2. tracciate delle linee di separazione tra un disegno e l’altro;
  3. sulla circonferenza tracciate dei punti in corrispondenza delle linee che separano le varie scene;
  4. unite i punti: se avete seguito alla lettera le istruzioni, dovrebbe venire fuori un poligono dai lati irregolari;
  5. tagliate il poligono;
  6. cercate a occhio di individuare il centro, foratelo e fateci passare le lancette che andrete a riagganciare al meccanismo.

Ora dovreste avere un orologio davvero speciale! Il quadrante mostra il vostro tempo, quello percepito e vissuto solo da voi, mentre le lancette indicano lo scorrere del tempo uguale per tutti.

A questo punto possiamo dire che esistono diverse tipologie di tempo: quella uguale per tutti, e per questo misurabile, e quella percepita da ciascuno di noi e, visto che ognuno di noi è diverso da chiunque altro, anche il tempo sarà differente, proprio come dimostrano questi misuratori temporali. 

Potrebbe essere che il tempo sia così prezioso perché in fondo noi stessi siamo il tempo?