FarFarFare #2 Prossimo

Ciao! Questa è FarFarFare, la newsletter che ogni mese sceglie un tema e di settimana in settimana lo esplora attraverso laboratori, attività e tanti materiali che potrai usare a tuo piacimento. 

Ti sono vicino

intervista ad Andrea de Chirico

Oltre il bosco

laboratorio a cura di Elena Turetti

Spazio a teatro

teatrografia a cura di Judith Annoni

e un po’ di cose curiose che abbiamo selezionato su internet!

Vicino è un oggetto a portata di mano o un luogo raggiungibile a piedi. Vicina è ogni cosa che avviene davanti ai miei occhi: è ciò che posso vedere accadere.

Vicino è chi mi abita accanto, chi siede al mio fianco tra i banchi di scuola, chi trovo per caso sul bus o in metró a pochi passi da me.

La vicinanza è una forza che snoda i suoi fili nello spazio. Facendosi strada, li tende, ne annoda le due estremità ciascuna a un oggetto, a uno sguardo o a una parte del corpo sensibile al tatto e si assicura che la distanza tra gli elementi che ha unito sia la minore possibile. Non vuole annullarla, perché il suo compito non è sovrapporre o confondere: l’alterità la convince. Si vanta, però, di non mollare la presa e di mantenere un contatto tra ciò che ha congiunto. 

La vicinanza è rassegnata all’idea di non avere misure. I suoi fili sono elastici e resistenti, pronti a tirarsi a seconda del punto di vista, a spingersi al limite che qualcuno già definirebbe lontano. 

Flessibile, tollerante e tenace, sembra che la vicinanza possa da sola garantire un rapporto, dia sicurezza, sia incoraggiante. Forse, è per questo che, quando ci sentiamo persi, speriamo che qualcuno o qualcosa, in qualunque parte del mondo si trovi, sappia comunque “starci vicino”: per non essere soli è sufficiente sapere che verso di noi si rivolge un pensiero e che ciò che ci accade non è indifferente, perché attira attenzione. 

Purtroppo, però, è solo un gioco di parole che fa della vicinanza una confortante certezza di cura. Man mano che i fili si accorciano disegnando distanze meno evidenti, la consapevolezza si perde e l’interesse vien meno. Non notiamo neppure gli oggetti, la gente, le case, i negozi e i quartieri che abbiamo intorno: li vediamo con la coda dell’occhio, ci inciampiamo, li urtiamo; sono scontati, ovvi, lì per lì senza nome. Semplicemente, esistono e solo talvolta ce ne accorgiamo davvero.  

La vicinanza, di per sé, non tende pensieri, ma linee e cosa farne spetta a chi le intravede, a chi riesce a trovare anche quelle più corte. Tra questi, qualcuno avrà voglia di seguire i percorsi che offrono, di conoscere la storia che le ha disegnate e di tingerle di un colore diverso per ogni significato che potrebbero avere. Le penseranno, prestando loro attenzione, e le interrogheranno. Se ne lasceranno ispirare e le immagineranno, dando vita a nuove costellazioni, più vicine, più prossime, ma simili, nel rispecchiarci, a quelle che abbiamo saputo trovare nel cielo.  

Ti sono vicino

intervista ad Andrea De Chirico

Ci è prossimo ciò che ci è vicino. Che cos’è, però, la vicinanza? Una relazione nello spazio, che può però coincidere con una distanza temporale o un inconsapevole e reciproco ignorarsi. Andrea De Chirico ci invita a riflettere sulla prossimità spaziale, che è, di per sé, un importante punto di partenza.

Laboratorio

Oltre il bosco

a cura di Elena Turetti

Un bosco si staglia davanti ai miei occhi: decido di entrarvi, accetto di immergervi corpo, sguardo e pensieri. Che cosa sa dirmi un bosco di me? Un laboratorio che porta a riflettere su se stessi a partire dalla relazione con l’immenso spazio offerto dal bosco, che ci ospita e al contempo diventa parte di noi.

Spazio teatro

teatrografia a cura di Judith Annoni

La parola teatro ci suggerisce un luogo preciso, fatto di un palcoscenico, di una platea e di un sipario che li divide. Judith Annoni ci parla invece di un teatro che sconfina e che si diffonde nello spazio abitato e condiviso, dove il prossimo è chiunque vi si trovi insieme a noi.

–Negli spazi che abitiamo siamo circondati da vicini: vicini da casa, di quartiere, di città – e quindi concittadini. Sono persone che, con molta probabilità, conducono almeno parte della loro giornata in modo molto simile a noi, toccando gli stessi oggetti, percorrendo le stesse strade e interagendo con gli stessi luoghi e individui. Spesso ignoriamo del tutto questi tratti comuni: che cosa accadrebbe, invece, se li scoprissimo e valorizzassimo elaborando pratiche di buon vicinato? L’iniziativa Social Street prova a mostrarcelo.

–Quando la vicinanza riduce al massimo le distanze, non determina sovrapposizione, ma un incontro. Avviene tra gli umani, quando si trovano l’uno davanti all’altro e avviano una conversazione o una conoscenza. Accade tra un vivente e un oggetto, quando quest’ultimo viene utilizzato secondo i suoi scopi o per altri inventati al momento. Succede con le parole: è sufficiente ascoltare l’esplosione scaturita dal loro incontrarsi e fidarsi del Binomio Fantastico cui danno vita per veder nascere la storia più folle ed efficace che ci sia.

–Siamo sicuri che da vicino le cose si vedano meglio? Beh, forse non è così vero che a poca distanza tutto sia più riconoscibile per ciò che realmente è. È indubbio, però, che vale la pena tentare: avvicinare gli occhi il più possibile a un foglio o portare un oggetto a un palmo di naso, magari, non ci permetterà di distinguere la realtà… Ce ne farà però apprezzare altre facce, come accade in questo gioco, che è anche un libro, e chissà cos’altro!