Tutta un’altra storia

Intervista a Rutger Bregman

Una “profezia che si auto-avvera” è un modo di dire, ma anche l’idea secondo cui basta esprimere una previsione affinché questa si realizzi. Se qualcosa di simile accade non è da imputare a ragioni sovrannaturali, ma al fatto che, a volte, le nostre convinzioni sono così forti da spingerci a comportarci come se fossero vere, tanto dal volerne quasi fornire la prova. Così, per esempio, la narrazione in cui ormai crediamo ciecamente, che ci dipinge come individui egoisti, noncuranti degli altri e dell’ambiente, ci guida nel compiere scelte che non possono che partire da quelle inevitabili premesse.
Se provassimo a presentarci ai nostri stessi occhi in modo diverso, a riporre una maggiore fiducia nel genere umano, non prenderemmo decisioni migliori? Non ci sentiremmo forse all’altezza di più alte aspettative e non troveremmo soluzioni migliori?
Di questo, e non solo, abbiamo parlato con Rutger Bregman, autore di Una nuova storia (non cinica) dell’umanità.

Vorrei cominciare questa intervista a partire dalla fine del libro. Mi ha molto colpito il paragrafo dedicato alla regola d’oro, condivisa tanto dai filosofi della storia occidentale quanto da genitori e insegnanti. Dalle tue parole si intuisce che la giudichi leggermente difettosa: come mai?

La regola d’oro può essere espressa in due modi. Ne abbiamo una versione positiva, che recita: “Tratta gli altri come tu vuoi essere trattato”; nella sua forma negativa, invece, suona così: “Non trattare gli altri come non vorresti essere trattato”. In ogni caso, la regola d’oro è fondata sull’idea che gli uomini, in quanto simili tra loro, abbiano gli stessi bisogni, desideri e sentimenti e questo, chiaramente, non è vero. Il solo fatto che le persone abbiano gusti diversi è sufficiente a comprendere che vorrebbero essere trattate differentemente le une dalle altre. 
Al giorno d’oggi tu…