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intervista ad Paola Momentè

E poi, che succede?

laboratorio a cura dei Ludosofici e Paola Momentè

Da un libro all’altro

bibliografia a cura di Kaffénklubben

e un po’ di cose curiose che abbiamo selezionato su internet!

Nel 1996 la poetessa polacca Wisława Szymborska è stata insignita del premio Nobel per la Letteratura. Il discorso che pronunciò in quell’occasione prendeva le mosse da una frase molto semplice e che si prevedeva avrebbe trovato d’accordo la totalità degli uditori: «In un discorso, a quanto pare, la prima frase è sempre la più difficile».

Chiunque si sia trovato alle prese con la tessitura di un testo scritto, da un tema elaborato durante gli anni della scuola elementare a una tesi di laurea destinata a coronare un periodo di studi durato una vita, conoscerà la sensazione di vertigine che si prova di fronte a una pagina bianca: il vuoto lampeggiante ancora tutto da riempire e la confusione di parole che si affannano e si scontrano alla ricerca di un’idea che sappia dare loro il giusto ordine fanno tremare i polsi e sembrano volerci dissuadere dal tentare l’impresa.

Fortunatamente, non sono in molti a perdersi in un simile sgomento. Basta pazientare un poco ed ecco che le prime lettere si distribuiscono l’una dopo l’altra come convinti soldatini, spinte da un misto di coraggio e temerarietà, spesso rassicurate dal ritmo incalzante degno di una marcia. Così, tutto d’un tratto, la prima frase è fatta e questo è sufficiente a tramutare la vertigine in spavalderia: il tremore cede il passo a una postura fiera e la penna o il battere dei tasti sono guidati da un’euforia sfrenata. La scrittura procede in discesa, senza inciampi o attriti, liscia come una cascata che sgorga da una roccia. Finché, all’improvviso, qualcosa non va: le parole si inceppano, l’idea si nasconde e il pieno scompare alla luce del vuoto che gli succede. 

Nel suo discorso, subito dopo l’inizio, Wisława Szymborska ammette che la prima non sarà l’unica frase difficile, poiché, volendo parlare di poesia, lo saranno tutte senza distinzione. Tuttavia, il complicarsi dei passaggi successivi al primo non sembra riguardare esclusivamente le questioni più complesse, né pare accadere meramente nella costruzione di un discorso. 

Non è solo con una frase che si rompe il ghiaccio. Lo stesso potere ce l’ha una decisione che si manifesta nel corpo di un’azione: una mossa che apre una partita, un piede che si incammina su un sentiero. Ma quale viaggio si conclude al primo passo? Quale gioco è vinto al primo colpo? Che cosa si esaurisce nel momento in cui comincia e non si affatica a continuare? 

L’inizio non è che l’antefatto di una curiosità crescente che aspetta con ansia ciò che accadrà e che ci mette alla prova. È un modo di dire per nominare un principio che in realtà è già una storia che proviene da lontano e che, seria, preoccupata e speranzosa, ci domanda: quale sarà la tua prossima mossa?

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intervista ad Paola Momentè

Il cambiamento climatico e i rischi che comporta sono una minaccia per le generazioni future, che ormai sono persone così prossime da essere presenti. Come affrontare questo tanto spaventoso quanto inevitabile tema con i più piccoli? Le favole, rilette a dovere, si sa: non deludono mai.

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Laboratorio

E poi, che succede?

a cura dei Ludosofici e Paola Momentè

Una storia come si deve non finisce mai: va oltre la fine che solitamente le si associa, si rinnova e cambia ogni volta che viene ascoltata, letta e nuovamente tramandata. Questo laboratorio è l’invito a continuare l’esperimento di Paola Momentè avendo cura del pianeta con ogni tipo di racconto e inventando inaspettate conclusioni.

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Da un libro all’altro

bibliografia a cura di Kaffènklubben

Questa originale selezione di libri (e non solo) mostra altri modi di leggere e interpretare la parola “prossimo”, un concetto che ci mette a tu per tu con il tempo, con lo spazio, con gli altri e con tutto ciò che ci circonda.

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–Il mondo che ci circonda ci chiede di essere guardato con attenzione e stupore, perché non vede l’ora di sorprenderci e spiazzarci. Ci invita a riservargli gli stessi occhi colmi di curiosità che sgraneremmo per tutta la durata di uno spettacolo pieno di colpi di scena. Ci suggerisce di essere spettatori che non danno nulla per scontato, proprio come i protagonisti di queste illustrazioni proposte alla Bologna Children’s Book Fair. E voi, come rappresentereste lo sguardo e la postura di chi attende con ansia la prossima mossa del mondo intorno a sé?

–Pochi elementi del nostro pianeta ci affascinano come gli oceani: immense distese d’acqua che nascondono segreti inimmaginabili. Eppure, la meraviglia a volte non basta ad averne cura. Perché, tutto sommato, sono lontani e non sono il nostro ambiente naturale: noi non siamo pesci, perché dovremmo preoccuparci come se l’oceano fosse la nostra casa?
Mariasole Bianco, biologa marina, in quest’intervista sul National Geographic ci spiega che il ruolo che possiamo giocare nella tutela degli oceani è fondamentale: da quale mossa potremmo cominciare?

–Chi sono le generazioni future? Sono quelle che verranno dopo di noi, ma anche quelle così prossime da essere presenti. Sono i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze che vivono oggi con un enorme futuro davanti a sé. Di queste nuove generazioni si parla spesso, ma possiamo dire di conoscerle davvero? Il Wired Next Fest ha provato a dedicarsi a loro e ha finito per affrontare gli argomenti più vari: perché, come ogni generazione, e forse, in questo caso, anche di più, hanno sulle spalle e davanti agli occhi un mondo intero di interessi, desideri e preoccupazioni.