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Ciao! Questa è FarFarFare, la newsletter che ogni mese sceglie un tema e di settimana in settimana lo esplora attraverso laboratori, attività e tanti materiali che potrai usare a tuo piacimento. 

Natura imprevista

intervista a Monica Guerra

Piante mobili

laboratorio a cura di Beate Weyland

Alieni terrestri

intervista a Arik Kershenbaum

e un po’ di cose curiose che abbiamo selezionato su internet!

La cittadina in cui sono cresciuta è attraversata, almeno parzialmente, da una pista ciclabile che conduce al parco più vicino. Per quanto ricordi, c’è sempre stata e il suo aspetto non è mai cambiato: trasandata, lasciata a se stessa, il colore rossiccio che dovrebbe distinguerla dal resto del marciapiede appare sbiadito e lo spazio che le è riservato basta appena a far passare un giovane ciclista a bordo della sua piccola bicicletta. A rendere la pista un percorso definitivamente accidentato sono poi le radici degli alberi piantati a decoro della strada, che, noncuranti del passaggio di piedi e ruote, sgranchiscono le loro estremità sotterranee deformando l’asfalto a loro piacere.

Sono sempre stata colpita dalla prepotenza di quelle radici. La sicurezza e la spavalderia con cui si fanno largo, sfidano gli ostacoli, esplorano il sottosuolo e distruggono la superficie che si oppone alla loro sopravvivenza confermano e al contempo contraddicono le nostre convinzioni: dimostrano che le piante si ancorano al terreno in cerca di nutrimento e di una ferma stabilità; rivelano la loro capacità di muoversi, insofferenti alla scomodità di una postura immobile e trepidanti alla prospettiva di crescere e farsi strada nel mondo.

Non sappiamo quale sia l’intenzione che spinge un albero ad avanzare nello spazio. Forse non c’è e sono solo i nostri occhi umani a immaginarla e a leggerla come una rivendicazione contro una sentenza che condanna gli alberi e le piante esseri immobili. Se anche così fosse, però, la questione sarebbe tutt’altro che banale. Non dovremmo forse essere sempre alla ricerca di un’occasione o di un pretesto che smuovano le nostre convinzioni, radicate molto più rigidamente, e ci permettano di interpretare il mondo in modo nuovo all’insegna di un radicale cambiamento? Non dovremmo forse aprirci alla possibilità che la natura tutta, che spesso pensiamo sia sempre stata così come ci appare, abbia alle spalle una storia fatta di tentativi, azzardi, successi e rinunce proprio come le radici di quei vegetali che aspirano ad andare avanti?

Del resto, alla natura siamo stati noi a dare un nome in movimento: un participio futuro che non si accontenta e che vuole nascere ancora e ancora.

Natura improvvisa

intervista a Monica Guerra

Fuori, indeterminato, incontro e imprevisto: attraverso questi quattro concetti Monica Guerra ci accompagna a esplorare la natura e a mettere in discussione l’idea che ne abbiamo. Quali nuovi e inaspettati punti di vista ne nasceranno?

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Laboratorio

Piante mobili

a cura di Beate Weyland

Le immaginiamo ben radicate al suolo, tanto da definirle immobili. Che cosa accadrebbe, però, se all’improvviso le piante potessero seguirci? In questo laboratorio le piante vengono con noi, accompagnando momenti di gioco e di relax e partecipando alle nostre chiacchierate.

Alieni terrestri

intervista a Arik Kershenbaum

In cuor nostro siamo convinti che quella sulla Terra non sia l’unica forma di vita esistente: gli “extra-terrestri” su cui tanto abbiamo fantasticato, però, come sono davvero? Siamo in grado di immaginarlo? Dimenticando le nostre esperienze più particolari e affidandoci a principi scientifici universali, probabilmente sì.

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–Se pensiamo all’infinita vastità dell’universo, sembra impossibile credere che il nostro pianeta sia il solo a ospitare la vita. Eppure, a oggi non abbiamo mai né incontrato né rintracciato alcun extraterrestre, tanto che spesso abbiamo consegnato le ipotesi riguardanti una loro possibile esistenza al mondo della fantascienza. L’immaginazione, però, è uno strumento fondamentale anche per la seriosa e apparentemente fredda scienza, che può spingere le sue conoscenze fino a trasformarle in prudenti e affidabili fantasie, e, così, domandarsi: «Gli alieni esistono, sì o no?».

–Proprio in questi giorni si conclude la prima edizione di un progetto incredibile – Plastic Fighters –, che ha visto protagonisti i bambini del quartiere Barona. I Ludosofici, insieme all’associazione Il Vespaio, a TheFabLab e a designer professionisti, tra cui Chiara Moreschi e i Parasite 2.0, hanno giocato e ragionato con le classi delle scuole primarie dell’istituto comprensivo Sant’Ambrogio di Milano partendo dall’idea che, immaginando e progettando, sia possibile prendersi cura dell’ambiente e dello spazio pubblico che ci circonda. I bambini sono stati invitati a raccogliere il maggior numero possibile di tappi di plastica, che sarebbero serviti a creare un’installazione per la propria scuola e per chi la abita. Il progetto è agli inizi, ma non vede l’ora di essere diffuso: la squadra dei Plastic Fighters è aperta a tutte le scuole che abbiano voglia di mettersi in gioco!

– Il cambiamento climatico è un tema fortemente dibattuto nell’ultimo periodo. I bambini stessi se ne interessano, al contempo incuriositi e preoccupati, poiché il temibile futuro che stiamo imparando a figurarci li riguarda molto da vicino. È necessario escogitare delle strategie capaci di sostituire alla paura una sempre maggiore consapevolezza, che renda i bambini fiduciosi nei confronti del contributo che possono dare per aiutare il pianeta, la natura e, di conseguenza, loro stessi e le generazioni future. Il New York Times ha provato a rispondere a questo bisogno e a spiegare ai bambini – e non solo – in cosa consiste il cambiamento climatico e come è possibile migliorare le cose.