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Ciao! Questa è FarFarFare, la newsletter che ogni mese sceglie un tema e di settimana in settimana lo esplora attraverso laboratori, attività e tanti materiali che potrai usare a tuo piacimento. 

Per aria il cielo

intervista a Riccardo Vittorietti e Stefania Ferroni (LOfficina)

Con la testa per aria

laboratorio a cura dei Ludosofici liberamente ispirato alla chiacchierata
con Riccardo Vittorietti e Stefania Ferrone de LOfficina

La sventurata musica

Podcast a cura di Danilo Faravelli – letto da Costanza Faravelli 

e un po’ di cose curiose che abbiamo selezionato su internet!

Qual è la forma dell’aria?

Da un certo punto di vista questa domanda potrebbe sorprenderci. L’aria, elemento invisibile per eccellenza, non può mostrarsi evidenziata da un contorno che ne disegni le sembianze. L’aria non appare rotonda, quadrata o triangolare, e nemmeno somigliante a una qualsiasi figura che i nostri occhi siano in grado di distinguere. Se contenuta, è capace di aderire alle pareti del suo contenitore: ne ricalca la forma, trasformandosi in bottiglia, in stanza, in stiva, ma, ancora una volta, nel farlo, evita di dare a vedere le sue metamorfosi, che spesso, senza distinzioni, chiedono alla parola “vuoto” di essere nascoste.

La forma, però, non esiste solo nel mondo delle immagini: è l’aspetto ovvero il modo in cui qualcosa si può manifestare, una variazione possibile che non stravolge tanto da scalfire l’essenza, ma così imprevedibile e capace di osare che non potrebbe accontentarsi di proporsi a uno solo dei nostri sensi.

Così, per esempio, l’aria che attraversa i boschi, accarezza i fiori e sfiora i tronchi rigati dalla resina bussa alla porta dell’olfatto e si presenta sotto forma di profumo. L’aria che accompagna la pioggia che cade sull’asfalto è umida sulla pelle, la permea e la soffoca; altre volte soffia, e allora spinge, sposta, scompone e fa cadere: l’aria sfiora, tocca e scuote, quasi divertendosi a imitare una mano che esercita pressione, ora gentilmente ora con fare più deciso. L’aria sa farsi portavoce di tutti i suoni che riesce a raccogliere sulla sua strada: alcuni, come il fruscio delle foglie, lo sbattere delle imposte o il fischio sibilante di un pertugio, sono provocati e diffusi dal suo stesso passaggio; altri, nati da un’idea dal sapore musicale ed emessi da corde vocali o strumentali, si affidano all’aria per viaggiare lontano nella speranza che ci sia qualcuno disposto ad ascoltare. 

Respiri, afosa umidità, raffiche di vento e ondulate vibrazioni: ecco le forme che l’aria assume per ricordare la sua presenza a dispetto della trasparenza che scorre inosservata sulle retine di chi si guarda intorno.L’aria c’è, ma il mondo appare ai nostri occhi come se questo elemento non ci fosse, come se ogni cosa irradiasse la sua essenza tanto da tagliarlo ed eliminarlo. A prima vista, sembrerebbe che dell’aria si possa fare a meno. Eppure, nonostante la sua natura effimera, la musica, i profumi, le carezze e gli strattoni, il tocco umido e pressante non sono alternative pronte a prendere il suo posto. Al contrario, sono i modi con cui l’aria prova ad attirare l’attenzione. 

A volte, il timore di essere dimenticata spinge l’aria a tentare l’impossibile e ad assumere la forma di chi spicca un salto alto fino al cielo: si slancia oltre il limite di rarefazione, tenta di sconfinare nello spazio provando a squarciare l’atmosfera, che pure sa di non poter abbandonare. Lassù, fin dove arriva, trascina anche noi, o meglio la parte di noi che, come l’aria, sa volare, e le propone di considerare la distesa di blu, bianco, rosso, arancio, rosa o azzurro che dà colore al cielo, il quale, fortunato, è subito riconoscibile da tutti. L’aria, ansimando per la corsa, getta un velo lì dov’è arrivata, opacizza ciò che era sua intenzione far vedere e, finalmente, nel celare, riesce a farsi notare.

Per aria il cielo

intervista a Riccardo Vittorietti e Stefania Ferroni (LOfficina)

Nel cielo si vola e altrettanto accade nell’aria. Il primo, però, si può vedere, osservare e ammirare, mentre la seconda resta l’elemento invisibile per eccellenza. Somiglianza e differenza: qual è il rapporto tra l’aria e il cielo?

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Laboratorio

Con la testa per aria

a cura dei Ludosofici liberamente ispirato alla chiacchierata
con Riccardo Vittorietti e Stefania Ferrone de LOfficina

Avere la testa fra le nuvole, di solito, è sintomo di sbadataggine; costruirsi un castello in aria equivale a confidare in epiloghi irrealizzabili. Eppure, qualche volta, volgere lo sguardo all’insù e restare abbagliati dalla luce delle stelle non porta a illudersi o a perdersi, ma solo a immaginare.

La sventurata musica

Podcast a cura di Danilo Faravelli – letto da Costanza Faravelli 

Aria è una parola di casa tra le righe di un pentagramma. Allo stesso tempo, grazie a essa, la musica si propaga e si rende udibile. Qual è, dunque, il rapporto tra l’aria e la musica? Inizia oggi un’esplorazione – da leggere e da ascoltare – destinata a continuare nei prossimi numeri!

Non sempre si ha la fortuna di poter ammirare il cielo semplicemente alzando la testa. A volte farlo si può ma non basta, e allora perché non lasciare che la tecnologia e la sua – talvolta – capacità di essere ubiqua ci soccorra?

Il cielo si vede, l’aria no. Tuttavia, il primo si può osservare solo attraverso la seconda, che, in qualche modo, filtra e fraintende il cielo. Qual è l’origine dei colori che si stagliano davanti ai nostri occhi quando guardiamo all’insù o verso l’orizzonte?

Tutti noi sappiamo che esistono le costellazioni, che da esse scaturiscono storie o che tra le stelle che le compongono si riconoscono noti racconti e personaggi.Che cos’è, però, una costellazione e, soprattutto, quante ne sono state individuate e cucite nel corso del tempo?