Tag:

Ciao! Questa è FarFarFare, la newsletter che ogni mese sceglie un tema e di settimana in settimana lo esplora attraverso laboratori, attività e tanti materiali che potrai usare a tuo piacimento. 

Attraverso la maschera

intervista al Maestro Ferruccio Soleri

Maschere al rovescio

laboratorio a cura di Noemi Vola

Che facce!

bibliografia a cura di Mutty

e un po’ di cose curiose che abbiamo selezionato su internet!

Nessuno storce il naso se a teatro gli attori indossano una maschera. Al contrario, vista non solo come concreta copertura del volto, ma anche come metafora per la trasformazione, sarebbe strano non portarla quando si calca un palcoscenico: recitando, si esce da sé per diventare qualcun altro e la maschera è il simbolo di questo lecito e obbligato passaggio. A Carnevale è normale mascherarsi. L’aria di festa e la tradizione chiedono che per qualche ora o pochi giorni i corpi di intere comunità vestano panni fantastici, attraversando strade e piazze con occhi ed emozioni stravaganti. 

Nella vita di tutti i giorni, invece, indossare una maschera è una colpa. Nell’interazione con il mondo che avviene al di fuori di ogni finzione ciascuno di noi dovrebbe mostrare chiaramente la sua faccia, perché solo così può essere “se stesso”: indossare una maschera significherebbe camuffarsi, pretendere di essere diversi e, di conseguenza, ingannare.

Nessuno ha da ridire su questo modo di vedere le cose: la maschera nasconde la vera identità di chi la porta e se a volte ciò è legittimo, se non addirittura auspicato, nella maggior parte delle situazioni equivarrebbe a dire una terribile bugia. In passato, però, la maschera aveva un altro nome: un tempo si chiamava “persona”, perché il suo principale merito non era quello di celare il volto, bensì di amplificare la voce di chi, indossandola, parlava. E cosa c’è di più intimo, più personale, più autentico di una voce? Vista in questi termini, la maschera dice un’assoluta verità.

C’è davvero una così netta distinzione tra una maschera e una faccia? Forse non è vero che la prima cancella la seconda, forse l’una non esiste senza l’altra. Forse a essere una maschera è la nostra faccia: pur parlando con la stessa voce, siamo noi a cambiare repentinamente, a essere persone e sinceri personaggi.


intervista
Ferruccio

Attraverso la maschera

Che cosa accade quando la vita di una maschera si intreccia con quella di un individuo che l’ha indossata per così tanti anni? Ce lo racconta il Maestro Ferruccio Soleri, storico Arlecchino.

leggi
Laboratorio

Maschere al rovescio

a cura di Noemi Vola

Le maschere di solito camuffano… ma se invece dicessero la verità? In questo laboratorio le maschere sapranno rivelare ancora di più delle facce che nascondono!

scopri

Che facce!

Quante facce ha una faccia? Ognuno di noi ne ha una, personale, riconoscibile e comunque mai uguale… Una selezione di libri che porta a esplorare le infinite sfaccettature di una faccia.

leggi
alcune cose curiose

Una maschera può coprire tutta la faccia o solo una parte. In ogni caso, portarla pone un problema: privati delle espressioni del volto, in quali modi ci si può far capire? In questo video Eduardo De Filippo ci mostra il potere comunicativo di una bocca, lasciata da sola, senza occhi e senza voce, in compagnia della maschera di Pulcinella. Avete mai esplorato le potenzialità espressive di ogni singola parte del corpo? E avete mai pensato a quanto un azzeccato sottofondo musicale sappia assecondare e suggerire un messaggio?

La compagnia teatrale Familie Floz disegna, costruisce e indossa le maschere che danno vita a personaggi che, attraversando trame diverse, reagiscono e interagiscono come autentiche persone poste in diverse situazioni. L’individuo si piega alla maschera di cui pure, in questo caso, è l’ideatore: sono identità alternative, che si prestano a essere indossate anche da altri membri della famiglia compagnia. Perché non trasformare la scuola in un teatro e non dare vita a una compagnia di classe, utilizzando proprio le maschere come punto di partenza? Nasceranno storie e personaggi, che a turno ci si scambierà e di cui si vestiranno i panni.

Una maschera può coprire tutta la faccia o solo una parte. In ogni caso, portarla pone un problema: privati delle espressioni del volto, in quali modi ci si può far capire? In questo video Eduardo De Filippo ci mostra il potere comunicativo di una bocca, lasciata da sola, senza occhi e senza voce, in compagnia della maschera di Pulcinella. Avete mai esplorato le potenzialità espressive di ogni singola parte del corpo? E avete mai pensato a quanto un azzeccato sottofondo musicale sappia assecondare e suggerire un messaggio?