Ciao! Questa è FarFarFare, la newsletter che ogni mese sceglie un tema e di settimana in settimana lo esplora attraverso laboratori, attività e tanti materiali che potrai usare a tuo piacimento.  Come sempre, lo faremo in compagnia di tante voci diverse. Questa volta, però, il tema era così particolare che abbiamo deciso di condividerne anche la regia: dal primo all’ultimo numero, coordineremo l’esplorazione in collaborazione con Slow News, primo progetto di slow journalism italiano, che di Informazione si intende davvero.

In questo numero

Letture quotidiane

intervista ad Alex Corlazzoli 

Come si fa un giornale?

laboratorio a cura de Il Bullone

Irradiare racconti

playlist a cura di Radio Perepepè


e un po’ di cose curiose che abbiamo selezionato su internet!

Un giornale, digitale o cartaceo, è un appuntamento quotidiano. È il diario del giorno che lo precede, che accetta di affidarsi a chi sa usare le parole per lasciarsi raccontare. Il giorno, di per sé, potrebbe passare indisturbato, ma ammette che chi trascorre le sue ore abbia bisogno di un po’ d’ordine, debba articolare. Il giorno si raccomanda allora prudenza e umiltà, perché sa già che rivelare tutto sarà impossibile. Spera che la complessità non diventi confusione o, peggio ancora, sia ridotta all’osso; si augura che di sé siano colti quanti più aspetti e sfumature e che il suo passaggio sia reso noto ovunque nonostante la distanza. Perché non c’è luogo che non sia attuale. Non c’è luogo in cui non passi il giorno.

Un giornale, digitale o cartaceo, è il giorno che si lascia interpretare. Libere o condizionate, oneste o menzognere, responsabili o sfacciate, coraggiose o prigioniere di taboo: nessuno può predire con certezza come saranno le voci che racconteranno il giorno. È opportuno dubitare su quale dei due poli opposti verteranno, perché non c’è timbro né volume che ne garantisca l’affidabilità. Sappiamo, però, che sono tante e ciò dovrebbe indurci a ricercare l’armonia polifonica di un coro, piuttosto che ad abbandonarci ciecamente ad un assolo.

Un giornale, digitale o cartaceo, è uno strumento rumoroso.
È il picchiettare deciso delle dita su una tastiera e il commento, lo sbuffo, il silenzio assordante di un’intensa lettura; è lo sbattere indignato della carta sulla scrivania o la carezza delicata e compiaciuta dell’angolino di una pagina sfogliata; è un passato stracciato perché lasciato alle spalle, ma anche il lento e preciso strappo di un dettaglio che si intende ripiegare e custodire. È un grido capace di frantumare i vetri, un rullo di tamburi o una sibilante insinuazione. È un insieme di parole scritte per essere discusse ad alta voce, di immagini e fotografie che spesso parlano da sole.

Un giornale è il punto in cui il mondo diventa informazione. È una traduzione, una proposta. È un’eco della voce del giorno, che è appena passato ed è ancora attuale. 

Letture quotidiane

intervista ad Alex Corlazzoli

Alex Corlazzoli, maestro e giornalista, non è mai entrato in classe senza portare con sé almeno un quotidiano: quale strumento migliore, infatti, per permettere alla realtà di entrare a scuola e di farsi conoscere, oltre che vivere, dai bambini?

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Laboratorio

Come si fa un giornale?

a cura de Il Bullone

Il racconto dell’esperienza de Il Bullone, giornale e voce dei b.livers, saprà ispirare il formarsi di altre redazioni che abbiano il coraggio e la voglia di farsi sentire? Quante voci si leveranno?

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Irradiare racconti

playlist a cura di Radio Perepepè

Le informazioni viaggiano su carta stampata, sotto forma di immagini o parole scritte, ma possono anche affidarsi al potere invisibile delle voci e della musica. È quanto accade in una radio, che racconta e si presenta nell’incorporeità dei suoni.

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Alcune cose curiose

 Di solito si accettano consigli da chi ci conosce, perché supponiamo che sappia ciò che ci può piacere o fare al caso nostro. Inutile negarlo, però: c’è sempre qualcosa che ci spinge a dubitare di poterci fidare fino in fondo, perché, per quanto ci conosca, quell’amico o quel parente è comunque qualcun altro. Non sono io, e nessuno può conoscermi come mi conosco io. Sarebbe tutta un’altra storia se a darmi dei suggerimenti o ad aiutarmi fossi io privato di tutte le debolezze o le emozioni che mi condizionano. In questo caso se un me stesso così intelligente e affidabile esistesse, potrei anche farmi consigliare su quali siano le informazioni più adatte a essere conosciute da me… oppure no? 

Questa serie di video è stata realizzata per dare una risposta a questa domanda, generandone altre.

 Un giornale ben fatto è uno strumento capace di farci comprendere ciò che accade nel mondo, orientare tra i garbugli dell’attualità. Un giornale chiarisce e dà accesso alla realtà. Una volta letto, però, a un giornale può capitare di tutto: buttarlo è un peccato, utilizzarlo per scopi diversi, invece, è sempre un’ottima idea. A volte, come mostra questo esperimento suggerito dal New York Times, un giornale può trasformarsi in un vero e proprio gioco. Attenzione, però, perché in questo caso è molto probabile che generi ostacoli lasciandoci da soli a capire come superarli…

Potendo, nessuno affronterebbe il tema della morte con i bambini. La paura di spaventarli o la difficoltà a trovare le parole giuste porta spesso a ignorare la questione, facendo finta di nulla finché non si verificano episodi che è necessario spiegare. E anche in questo caso la tentazione a edulcorare è molto forte. È la volontà di proteggere i bambini che ci porta ad agire così e a fare però, al contempo, danni pericolosi. Non ci sono temi di per sè preclusi, ma modi adeguati di affrontarli, che vanno continuamente ricercati. Si possono trovare anche nelle fiabe o nei film d’animazione, come mostra questo articolo del Post, che invita anche alla cautela e al senso critico.

 I giornali sono la voce di chi interpreta e prova a spiegare la quotidianità. La storia, esattamente quella che risale a metà dell’Ottocento, ci consegna anche il racconto di coloro che annunciavano l’uscita dei giornali, a voce così squillante che si sono ricordati col nome di Strilloni. Fotografie e articoli documentano la loro esistenza, che assume nei confronti del mondo dell’infanzia un valore simbolico che non può essere ignorato. I giovani venditori di giornali sono stati infatti i protagonisti di alcuni tra i primi scioperi che hanno aperto gli occhi sullo stato intollerabile del lavoro minorile.